:: Igor Portu e Mattin
Sarasola torturati
Lo scorso 6 gennaio sono stati arrestati
dalla Guardia Civil spagnola i cittadini baschi Igor Portu e Mattin
Sarasola, con l'accusa di appartenere all'organizzazione armata
ETA. È stato loro imposto il regime di isolamento assoluto,
in applicazione della legislazione antiterrorista. Poche ore dopo
l'arresto, sono stati condotti ai loro domicili di Lesaka per assistere
alle perquisizioni. I loro familiari hanno potuto constatare che
si trovavano ancora in buone condizioni. Solo dodici ore più
tardi, Igor Portu è stato condotto all'ospedale di San Sebastián
per difficoltà respiratorie. Lì, gli sono stati diagnosticati
una "frattura della nona costola sinistra", "versamento
pleurale sinistro" ed un "piccolo focolaio di contusione
polmonare". L'ospedale ha redatto un rapporto medico che indica
che Igor Portu ha "ematomi su tutto il torace anteriore e posteriore"
e sulla colonna vertebrale e che il suo occhio sinistro presenta
ematomi ed emorragia interna. Inoltre, soffre di difficoltà
respiratorie e di un "grave enfisema (gonfiore provocato da
aria nel tessuto polmonare) subcutaneo che si estende dal livello
cervicale a quello pelvico". Il rapporto medico riporta anche
che "il paziente riferisce di percosse con pugni e calci sul
viso, sul torace, all'addome ed agli arti inferiori" e che
le sue ginocchia e caviglie sono "intatte con molteplici ematomi,
erosioni ed abrasioni".
Questo rapporto medico è stato
reso pubblico e ha diffuso l'allarme
rispetto al trattamento subito dal giovane di Lesaka nelle dodici
ore trascorse fra la perquisizione della sua casa e l'ingresso
nell'Unità di Cure Intensive dell'ospedale di San Sebastián.
Il Ministro degli Interni, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha
dichiarato che lo stato del giovane "è dovuto all'utilizzo
della forza nel momento dell'arresto". Il giudice di Guardia
del Tribunale di Gipuzcoa ha aperto indagini sul caso. ??Per quanto
riguarda Mattin Sarasola, l'altro giovane arrestato che permane
sotto custodia della Guardia Civil in regime di isolamento assoluto,
fonti giornalistiche hanno riferito che si trovava in uno stato
"scandaloso" quando è stato trasferito in uffici
della polizia a Madrid.
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:: Muore a Capo Verde il deportato politico
Endika Iztueta
Il deportato politico Endika Iztueta
Barandika è morto il 24 gennaio nella città di Praia,
a Capo Verde. La causa della morte pare essere attribuibile alle
ferite riportate in una rapina, che gli ha provocato la rottura
costole ed una ferita ad un polmone, in seguito alla quale si
è data un'infezione, degenerata poi in un collasso sanguigno
che ha provocato la morte. Iztueta fu deportato a Capo Verde nel
febbraio 1985 ed è, pertanto, rimasto lì per 22
anni, a migliaia di chilometri dal suo paese, in una situazione
priva di supporto giuridico.
Negli anni Ottanta, dopo il fallimento dei colloqui di Algeri,
lo stato francese, sollecitato da quello spagnolo, ha iniziato
una persecuzione contro il collettivo di rifugiati politici baschi
che risiedevano, pubblicamente, Nel Paese Basco Settentrionale
(sotto amministrazione francese, N.d.T.). Queste persone erano
arrestate e, in maniera concordata e sommaria, inviate a migliaia
di chilometri dal loro paese, a Capo Verde, Cuba, Venezuela, Repubblica
Dominicana, Panama... senza documenti, senza lavoro, senza un
processo giudiziario, senza diritti.
Il quotidiano spagnolo “El País'' ha scritto che
il procuratore capo della Audiencia Nacional (Tribunale Speciale,
N.d.T.) avrebbe ordinato di sveltire le procedure relative alle
richieste di estradizione contro almeno un centinaio di cittadini
baschi, esiliati o deportati; fra questi si trovava Endika Iztueta.
Con lui, sono già tre i deportati baschi morti a Capo Verde
( nel 1989 Juanra Aranburu, e nel 2002, Ángel Lete).
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:: Fissato il giudizio contro Gestoras pro-Amnistía
e Askatasuna
La Quarta Sezione della Corte Penale
della Audiencia Nacional (Tribunale Speciale, N.d.T.), ha stabilito
il 21 aprile prossimo come data d'inizio del giudizio contro gli
organismi per l'amnistia ed antirepressivi Gestoras pro-Amnistía
e Askatasuna. In questo processo, sono imputati 27 cittadini baschi,
per i quali il pubblico ministero chiede diverse condanne a dieci
anni di prigione.
Pertanto, dopo il «caso Jarrai-Haika-Segi» e dopo
l'inchiesta 18/98, si avvia il processo contro questi organismi,
ai quali la procura attribuisce «il controllo dei prigionieri
appartenenti alla banda terrorista».
Dalla prima operazione contro questi organismi, scattata il 31
ottobre 2001, le loro attività sono sospese e 12 degli
accusati hanno trascorso quattro anni in carcerazione preventiva,
limite massimo consentito dalla legislazione spagnola. In questo
momento, Juan Maria Olano è incarcerato da solo nella prigione
di Segovia, dopo essere stato arrestato il 9 settembre 2007 nel
corso di una manifestazione brutalmente repressa dalla Polizia
Autonoma Basca ed accusato dal giudice Baltasar Garzón
di "recidiva" per la continuazione delle sue attività
come portavoce dell'organismo pro amnistia Askatasuna.
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:: Il Consiglio d'Europa prende posizione
contro le «liste nere» delle Nazioni Unite e dell'Unione
Europea
A partire dal 2001, nel seno delle
Nazioni Unite e dell'Unione Europea, sono state confezionate liste
di persone e di organizzazioni legate al «terrorismo internazionale»,
fra le quali si trovano trenta cittadini baschi e le organizzazioni
Batasuna, Haika-Segi, Gestoras pro Amnistía-Askatasuna,
Xaki ed Ekin.
La risoluzione presentata al Plenum dell'Assemblea Parlamentare
del Consiglio d'Europa dal senatore svizzero Dick Marty, definisce
come «imprecisi» i criteri utilizzati per l'elaborazione
di queste liste, considerando che non rispettano i diritti individuali
fondamentali e che sono «totalmente arbitrarie».
Marty ha denunciato, nel suo rapporto, che queste sanzioni possono
essere imposte «sulla base di semplici sospetti»,
il che risulta «indegno».
In efdetti, nel corso di una riunione con membri di Behatokia
precedente la presentazione del rapporto, Marty è stato
messo a conoscenza del fatto che un dispositivo del giudice che
indagava sulle attività di queste organizzazioni. è
stato sufficiente per la loro inclusione nelle liste. Nel caso
concreto di Segi, non esisteva neppure una risoluzione giudiziaria
di sospensione delle sue attività quando è stata
inclusa in queste liste e, nel caso di diverse altre organizzazioni,
a tutt'oggi non si è neppure celebrato un processo giuridico
sulle loro attività. Quanto all'impossibilità di
trovare uno strumento legale efficace per fare fronte all'inclusione
illegittima in queste liste, il senatore svizzero è stato
informato dei passi compiuti dalle difese di Segi e Gestoras:
all'inizio dell'anno è stato presentato un ricorso al Tribunale
Europeo per i Diritti Umani, adducendo l'impossibilità
di tutelarsi giudiziariamente, non esistendo nel sistema dell'Unione
Europea un procedimento per revocare l'inclusione.
Il rapporto presentato da Dyck Marty ha ottenuto il voto favorevole
di quasi tutti i parlamentari partecipanti all'Assemblea Parlamentare
del Consiglio d'Europa, compresi quelli del PSOE Ramón
Jáuregui e Meritxell Batet. Questo atteggiamento è
stato pubblicamente considerato da Behatokia come contraddittorio,
dato che «il PSOE ha da tempo dimostrato di essere disposto
a fare uso di tutti gli strumenti contro la dissidenza basca,
anche delle "liste nere" stilate dall'UE».
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:: Arrestati il portavoce di Batasuna Pernando
Barrena ed il membro della Mesa Nacional Patxi Urrutia
Il 4 febbraio, la Policía
Nacional arrestava Pernando Barrena, portavoce di Batasuna ed
il membro del suo organismo di direzione, Patxi Urrutia. L'arresto
è stato decretato dal giudice Baltasar Garzón in
seguito alle indagini iniziate nel 2002 contro il partito politico,
alle quali continua ad aggiungere nuove azioni.
L'arresto è scattato dopo che Barrena aveva partecipato
ad una conferenza pubblica, svoltasi due giorni prima, in un hotel
di Iruñea-Pamplona, sui contenuti degli ultimi colloqui
fra PNV, PSE e la stessa Batasuna, nel quadro del recente fallito
processo di dialogo, noto come "processo di loiola".
Dopo la rottura di questo processo negoziale, si è verificata
una cascata di arresti di membri di Batasuna, fra i quali quelli
nell'ambito della nota operazione contro 22 membri della direzione
del partito, scattata quando si accingevano a svolgere una riunione
interna, nella località di Segura.
Barrena ed Urrutia erano già sotto processo per l'inchiesta
Batasuna ed ora, il semplice fatto di partecipare a quella conferenza
pubblica, dai contenuti eminentemente politici, è considerato
dal giudice della Audiencia Nacional (Tribunale Speciale, N.d.T.)
"reiterazione del reato" e, pertanto, ha decretato il
loro arresto ed ingresso in prigione.
Le Forze di Sicurezza dello Stato hanno messo in campo un ampio
spiegamento di forze per cercare di localizzare Unai Fano, il
terzo relatore alla conferenza pubblica che, al momento, è
latitante.
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:: Sospensione delle attività dei partiti EHAK-PCTV y EAE-ANV
Da tempo entrambi i partiti indipendentisti
erano sottoposti a due diversi procedimenti: uno, per le indagini
penali aperte dalla Audiencia Nacional (Tribunale Speciale, N.d.T.),
con l'accusa di "appartenenza ad organizzazione armata"
ed un altro, per via amministrativa, in applicazione della Legge
sui Partiti, davanti al Tribunale Supremo; la congiunzione delle
due vie giudiziarie sarebbe, oltretutto, giustificata dall'interesse
dei partiti spagnoli maggioritari a che il settore sociale dell'indipendentismo
basco non possa presentare una piattaforma elettorale alle prossime
elezioni per il Parlamento e per il Senato spagnoli.
EHAK-PCTV (Partito Comunista delle Terre Basche, N.d.T.) aveva
partecipato alle elezioni per il Parlamento Autonomo Basco del
2005, mentre EAE-ANV, (Azione Nazionalista Basca, N.d.T.), partito
che ha alle spalle 77 anni di attività politica, ha presentato
circa 240 candidature alle elezioni municipali del maggio 2007,
oltre la metà delle quali sono state messe fuori legge
dal Tribunale Supremo, confrontando le liste con schedari segreti
della Polizia e considerando che erano "contaminate"
o "infiltrate" da persone che avrebbero fatto parte
in passato di altre liste elettorali; da notare è il linguaggio
utilizzato, oltre alla gravità della discriminazione nei
confronti di queste persone, tenuto conto che, secondo fonti della
Polizia, questi schedari potrebbero contenere 19.000 nominativi.
L'ultima aggressione a questi partiti è venuta dalla dichiarazione
di sospensione delle loro attività dello scorso 8 gennaio,
da parte del giudice della Audiencia Nacional spagnola Baltasar
Garzón, basata sul fatto che Batasuna avrebbe "assunto
il controllo" di questi partiti. Questa decisione, avrà
un carattere meramente cautelare o preventivo, di particolare
rilevanza per la sua estensione a future sigle elettorali, poiché
dall'apertura delle indagini penali contro Batasuna, nel 2002,
non è stato celebrato alcun giudizio contro questo partito
politico.
Questi provvedimenti sono stati raggruppati nella maxi inchiesta
11/08 e sono sufficienti ad evitare la partecipazione alla contesa
elettorale di questi partiti, a chiuderne le sedi, a bloccare
i loro conti bancari e ad accusare di "appartenenza ad organizzazione
armata" altri 38 militanti indipendentisti e di "collaborazione"
altri sette.
L'interpretazione del magistrato sarà che entrambi i partiti
si trovano "nell'orbita di ETA", per avere stabilito
relazioni di diverso tipo con persone messe in relazione con Batasuna.
Quanto alle attività descritte nei due provvedimenti di
sospensione, deriverebbero dal fatto di avere consultato membri
di Batasuna rispetto al contenuto di comunicati pubblici o dall'avere
dimostrato una coincidenza di posizioni rispetto a conflitti di
carattere socile, come quello quello aperto intorno alla questione
del Treno ad Alta Velocità; pertanto, nella visione uniformatrice
del magistrato, ciò che ora considera "ETA-Batasuna"
avrebbe "avrebbe assunto il controllo di fatto del PCTV-EHAK
e di ANV”. Si sarebbe prodotta, secondo il magistrato antiterrorista,
una "colonizzazione" o "fagocitazione"; a
prova di ciò, vi sarebbe il fatto che persone legate a
Batasuna sarebbero state stipendiate da EHAK-PCTV. Il giudice
puntualizza che "risulta evidente che il PCTV può
assumere come dipendente qualsiasi ittadino e che i responsabili
di Batasuna non sono privati del diritto a lavorare", tuttavia
il problema risiede "nel tipo di lavoro che svolgono",
lavoro presuntamente criminale, che il magistrato non individualizza,
non precisa.
Questa azione di Garzón ha coinciso, nel tempo, con le
deliberazioni della Corte speciale dell'art. 61 del Tribunale
Supremo, incaricata di analizzare la conformità con la
Legge sui Partiti del Registro dei Candidati di EAE-ANV alle elezioni
spagnole; nella sua risoluzione, la Corte si oppone alla via aperta
da Garzón, considerando “sproporzionato” il
sospendere le attività di EHAK e di ANV. Tuttavia, proibisce
a questi partiti la partecipazione alle elezioni del 9 marzo e
vieta loro di ricevere sovvenzioni ufficiali; nel provvedimento
si rimarca che si giunge a questa conclusione perché si
è verificata "dal maggio 2007 […] l'infiltrazione
che in quelle elezioni è stata individuata, di membri di
Batasuna presentati nelle liste di ANV".
In definitiva, ci troviamo di fronte a due vie per ottenere un
unico obiettivo, discriminatorio per migliaia di cittadini baschi
che non possono partecipare a queste liste, che risulterebbero
"contaminate", in flagrante opposizione ai diritti di
libertà d'opinione e di voto: impedire la presentazione
alle urne di un'opzione ampiamente appoggiata dall'elettorato
basco.
Così, centinaia di uomini delle Forze di Sicurezza dello
Stato, hanno arrestato quattordici membri di EHAK, ANV e Batasuna
ed hanno proceduto ad una ventina di perquisizioni su ordine del
magistrato.
Fra gli arrestati si trovano i politici indipendentisti Karmelo
Landa, Mikel Etxaburu e Karmele Aierbe, che il giorno prima avevano
annunciato, a Bilbao, una giornata di sciopero contro la "repressione
giudiziaria, politica e poliziesca".
Sono stati arrestati anche i membri di EHAK Jesús María
Agirre y Sonia Jacinto, ai quali lo scorso 6 febbraio il magistrato
ha imputato (come anche al presidente di questa formazione, Juan
Carlos Ramos) un reato di "collaborazione con Batasuna-ETA"
ed uno di "associazione illecita".
Gli altri arrestati sono Aitor Aranzabal, Eusebio Lasa, Peio Gálvez,
Mikel Garaiondo, Joseba Zinkunegi, Josetxo Ibazeta, Iñigo
Balda e José Manuel Jurado.
Inoltre, l Polizia spagnola ha arrestato, a Cordoba, Nuria Alzugarai,
dopo che secondo Askatasuna, aveva fatto visita ad un prigioniero
politico.
Secondo fonti giudiziarie citate dall'agenzia stampa spagnola
Efe, Garzón la accusa di "partecipazione e/o collaborazione
con organizzazione terrorista", "associazione illecita"
e le attribuisce "un ruolo di promozione" delle attività
di EHAK.
EITB (Radiotelevisione pubblica basca, N.d.T.) ha comunicato che
gli arrestati sono stati trasferiti a Madrid per essere interrogati
dalla Polizia spagnola e che si prevede che si presentino davanti
alla Audiencia Nacional; fino ad allora resteranno in regime di
isolamento assoluto.
Perquisizione e chiusura di sedi
Garzón si è recato a Donostia per dare continuità
alle sue indagini sulla sinistra indipendentista ed ha proceduto
alla perquisizione di varie sedi di EHAK ed ANV, accompagnato
dai pubblici ministeri Dolores Delgado e Vicente González
Mota.
La Polizia spagnola e la delegazione giudiziaria hanno perquisito
locali delle due formazioni per oltre quattro ora a Barakaldo
, Belartza e Iruñea; quest'ultima sede è stata sequestrata.
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:: Conseguenze della sospensione di EAE-ANV:
brutalità poliziesca ed arresto di portavoce politici.
Dopo l'apertura della maxi inchiesta
11/08, nella quali Baltasar Garzón raggruppa le cause aperte
contro membri di ANV, EHAK e Batasuna, la prima reazione del magistrato
antiterrorista è stata la proibizione della manifestazione
che eletti nelle istituzioni indipendentisti avevano indetto per
protestare contro la sospensione di quei partiti politici; questa
proibizione, pur conseguente rispetto all'affanno del giudice
nell'evitare qualsiasi attività di questi partiti, chiude
la possibilità di azione politica, sospendendo "sine
die" qualsiasi diritto di azione politica a questo settore
sociale.
Così, il giudice si rivolge alla Polizia Autonoma Basca
per ordinarle di impedire lo svolgimento della manifestazione
e di "perseguire coloro che non dovessero rispettare l'ordine".
Il Dipartimento degli Intrni basco ha emesso una nota per avvertire
che la manifestazione era vietta. Tuttavia, il 10 febbraio, migliaia
di cittadini, nell'esercizio dei loro diritti di manifestazione,
si sono riuniti nella calle Autonomía di Bilbao, per protestare
contro la messa fuori legge dei partiti politici. La Polizia Autonoma
ha impedito il corteo pacifico e, a quel punto, i manifestanti
si sono seduti a terra, lanciando slogan contro le misure d'eccezione
imposte ed a favore dei diritti politici. Al tentativo di proseguire
la manifestazione nelle vie adiacenti, la polizia ha risposto
con cariche violente, generando scontri, feriti ed arresti.
Successivamente, si è tenuta una conferenza stampa nella
quale sono stati denunciati i fatti ed è stato fatto appello
alla società basca affinché partecipasse ad uno
sciopero generale contro la repressione "politica, giudiziaria
e poliziesca". Nel corso della notte successiva, centinaia
di membri delle Forze di Sicurezza dello Stato hanno arrestato
quattordici noti membri di EHAK, ANV e Batasuna, fra i quali si
trovano Karmelo Landa, Mikel Etxaburu e Karmele Aierbe, che avevano
preso parte alla conferenza stampa della sera prima. Garzón
ha decretato per loro il regime di isolamento assolutoe li accusa
di "partecipazione e/o collaborazione con organizzazione
terrorista"; inoltre, ha proceduto a perquisire varie sedi
di ANV e di EHAK a Belartza (Donostia), Oiartzun, Barakaldo e
Iruñea (queste ultime due sono state poste sotto sequestro
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L'ex esecutivo del Parlamento Basco sotto accusa per disobbedienza
In passato, avevamo già
dato conto degli effetti assurdi dell'applicazione, fino ai suoi
limiti estremi, della Legge sui Partiti e della criminalizzazione
del dialogo e dell'attività politica. Il Tribunale Supremo
spagnolo, lo scorso 20 gennaio, ha reso pubblica la sentenza attraverso
la quale accoglieva la pretesa del sindacato di ultradestra Manos
Limpias (Mani pulite, N.d.T.) contro gli ex membri dell'esecutivo
del Parlamento basco (Juan María Atutxa, presidente, Gorka
Knörr e Kontxi Bilbao, rispettivamente primo e secondo vicepresidente).
In effetti, i tre politici di PNV, EA e EB-IU, sono stati condannati
dall'alto tribunale per il reato di disobbedienza, per non avere
sciolto, come ordinato dal Tribunale Supremo, il gruppo parlamentare
Sozialista Abertzaleak, nome adottato dagli eletti di Batasuna
dopo che questa era stata messa fuori legge in applicazione della
Legge sui Partiti.
I membri dell'esecutivo, giustificarono la loro posizione sostenendo
che le procedure interne del Parlamento autonomo "non prevedono
questa possibilità", permettendo così la prosecuzione
dell'attività del gruppo parlamentare.
Ora, il Tribunale Supremo, ha accolto il ricorso presentato la
Manos Limpias, stabilendo una condanna a due anni di interdizione
per i tre ex membri della Camera e l'obbligo di pagare una multa
per il primo anno. Questi sono gli effetti dell'applicazione estensiva,
senza limiti né logica, della Legge sui Partiti.
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:: ANALISI:
Prigionieri malati e negazione della libertà
Ohiana Lizaso.
Associazione dei familiari di prigionieri politici baschi- Etxerat
Una delle restrizioni dei diritti
elementari più gravi che affronta il collettivo dei prigionieri
politici baschi, è costituita dalla chiusura di ogni via
di accesso alla libertà; la riforma del Codice Penale de
l'95 aveva già eliminato la possibilità di ottenere
riduzioni di pena attraverso lo studio, il lavoro... Il Tribunale
Supremo spagnolo ha attribuito, per mezzo di quella conosciuta
come "dottrina Parot", carattere retroattivo a questa
misura, a danno dei prigionieri che avevano cumulato sconti di
pena in precedenza ed impedendo la loro imminente liberazione.
La legge LO 7/2003, del 30 giugno, sulle Misure per l'Applicazione
Integrale ed Effettiva delle Pene, ha ampliato da 30 a 40 anni
il massimo periodo di permanenza in carcere per i prigionieri
politici, rifiutando inoltre loro l'accesso alla libertà
dopo avere scontato i tre quarti della condanna. In casi nei quali
queste disposizioni non potevano essere applicate e la liberazione
del prigioniero era prossima e non evitabilemediante alcuna sottigliezza
legale, come nel caso concreto di Iñaki de Juana, sono
state "costruite" nuove imputazioni, come da giustificazioni
addotte dal Ministro della Giustizia in carica in quel momento.
Ma a quanto sopra, negli ultimi tempi, si aggiunge la gravità
della situazione di quei prigionieri e di quelle prigioniere affetti
da malattie incurabili e che dovrebbero avere accesso alla libertà
in applicazione della stessa legge spagnola; in effetti, l'articolo
92 del Codice Penale prescrive determinate condizioni per la scarcerazione
di prigionieri affetti da malattie gravi ed incurabili, condizioni
nelle quali si trovano almeno nove prigionieri e prigioniere:
Jon Agirre, Bautista Barandalla, Jose Ramon Foruria, Marilo Gorostiaga,
Mikel Gil Cervera, Gotzone Lopez de Luzuriaga, Juan Jose Rego
Vidal, Josu Uribetxebarria e, ultimo caso clamoroso, quello di
Anjel Figueroa. Tutti questi casi costituiscono motivo di estremo
allarme e preoccupazione per l'Associazione dei familiari di prigionieri
politici baschi.
Figueroa, pur essendo destinato al carcere
di Córdoba, è ristrettp nel carcere di Langraitz
a causa degli episodi di sclerosi mesiale dei quali soffre cronicamente;
questa malattia è incurabile, come è stato diagnosticato
ed i suoi effetti (attacchi periodici con convulsioni e deliri)
consiglierebbero la sua immediata scarcerazione. Riveste una particolare
gravità il fatto che Figueroa abbia subito un pestaggio
da parte degli agenti di custodia nella prigione di Langraitz,
dopo esservi stato tradotto per sottoporsi ad una terapia nell'ospedale
di Txagorritxu; lo scorso gennaio, ha subito una serie di attacchi
continuati per i quali è ricoverato in questo ospedale,
senza che i tribunali accolgano la sua richiesta di scarcerazione.
Nel bollettino scorso, riportavamo la situazione
di Gotzone Lopez de Luzuriaga, altrettanto grave, la cui richiesta
di applicazione dell'art. 92 è reiteratamente respinta
dal tribunale competente, con argomenti soggettivi, extragiudiziali
e, ovviamente, estranei all'oggetto di tale procedimento, come
ad esempio il fatto che non avrebbe "dimostrato pentimento,
né volontà di chiedere perdono alle vittime".
In effetti, la lista di casi di estrema
gravità è lunga e le condizioni di vita imposte
ai prigionieri non sono che la colonna vertebrale di quella che
potremmo considerare una vera e propria condanna a morte coperta.
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